Il predicatore

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Un predicatore andava di paese in paese, cercando d consolare la gente, di portare speranza, di riportare il sorriso negli uomini ormai ingrigiti dalla noia del vivere. Ma non aveva successo. Aveva il cuore traboccante di parole di conforto, mille immagini belle, dentro di se’, per meravigliare i suoi ascoltatori, ma quando cercava di spiegarle nessuno lo capiva.

Era un predicatore inutile. Parole nel vento, discorsi che rimanevano vuoti, e vuoto rimaneva il cuore del predicatore, amaro, compreso della propria inettitudine, della assoluta incapacità, della propria inadeguatezza. Ma perché’, si domandava, perché’? Non è vero quello che io mi sento dentro? A cosa serve avere una ricchezza immensa, se non ne puoi distribuire a piene mani? Cosa doveva fare? Chi poteva aiutarlo?

Camminando per la città si trovò d’improvviso davanti ad un portone, con sopra un’insegna: “Scuola di Predicazione”.  A cosa mi serve, disse, a cosa mi serve. Io so già tutto quello che mi serve sapere. Forse non è questo il mio tempo. Il mondo non mi capisce. Forse questa terra, che nemmeno capisce bene le mie parole, non è il luogo giusto per la mia opera.

Se ne andò, il predicatore, più triste che mai.  Gli faceva compagnia lo splendore della verità che portava dentro di se’, e che era per lui consolazione, ma anche tristezza. Come era possibile, come era possibile. Lo splendore della verità che sentiva in se’ non raggiungeva chi lo ascoltava, era come se ci fosse un muro di incomprensione davanti a lui, un muro che appariva invalicabile, e indistruttibile. Se talvolta cercava di ascoltare se’ stesso parlare, tutto appariva chiaro, bellissimo, egli stesso si commuoveva delle sue stesse parole. Ma nessuno capiva. I destinatari del messaggio erano dunque degli insensibili? Gia’ così freddi, erano?

Camminando, giunse alla riva del fiume, dove un altro uomo stava, come in ascolto del fruscio del vento, seduto vicino all’acqua. Sembrava triste, l’uomo, e il predicatore si impietosì, e decise di avvicinarsi, e parlargli, certo che sarebbe riuscito a riportare il sorriso sulle sue labbra. Lo salutò cortesemente, e stava gia’ per lanciarsi in qualche frase di circostanza quando l’uomo parlo’, improvviso.  Aveva una voce dolce, profonda, eppure lieve, e le parole sembrava di vederle salire nell’aria, e spiegarsi, mostrandosi.

“Per favore, descrivimi quello che vedi, sono cieco. Parlami del fiume, degli alberi, delle piccole onde, delle rane, e dei tuffi dei pesci. Ti prego, dimmi quello che senti, dimmi quello che vedi. Basta la bellezza del paesaggio, non importa altro. Le canne si piegano al vento? La corrente è lenta e tranquilla? E i bambini, dimmi dei bambini: stanno giocando, e ridono e scherzano? Sono felici? E il sole? Com’è il sole?

Ti prego, dimmi la verità! Avevo la vista, un tempo. Cosa è rimasto da allora?”

La voce dell’uomo si spense, improvvisa, e fu come se fosse tornato inverno. Il predicatore aprì la bocca, la richiuse, tornò ad aprirla, come boccheggiando, come cercando l’aria. Non riusciva a parlare. Avrebbe voluto raccontare all’uomo tutto del fiume, perché anch’egli amava il fiume profondamente, ma non trovava parole, come se un vuoto si fosse gonfiato dentro di lui,improvviso, lasciandolo alla fine inutile, lì sulla riva del fiume.

Con uno sforzo infinito abbracciò l’uomo, lo strinse come a volerne penetrare l’essenza, e disse: “Si, amico, è tutto come lo ricordi, tutto come lo ricordi.”

Col cuore finalmente lieve se ne andò e camminò ancora a lungo per la città, finché si ritrovò di nuovo davanti al portone della Scuola di Predicazione. Ecco, tutto era chiaro, adesso, quello che era stato, quello che doveva fare,  ecco una rotta sicura, un faro, un porto

Bussò con decisione al portone e, quando questo si aprì, non si meravigliò di riconoscere l’uomo del fiume, anzi, immaginava di trovarlo.
Disse solo tre parole: “Insegnami a parlare.”
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Una nota…..
E’ una metafora, evidentemente ma, come ogni metafora, la possiamo specchiare nella realtà. I personaggi immaginari, allora, diventano personaggi reali, e si potrebbe chiedere loro di raccontare stavolta la storia vera….oppure non serve, e basta chiudere gli occhi, per un attimo, e vedere la propria vita in questa storia, e da questa lasciarla filtrare dolcemente, senza timore.
Così possiamo, una volta tanto, accettare di discutere noi stessi come in un gioco di ruolo, perché alla fine, ognuno di noi ha qualcosa da dire, qualcosa da insegnare, qualcosa da imparare. E ultimo, ma non meno importante, qualcuno da ringraziare.

10 thoughts on “Il predicatore”

  1. A leggere queste parole viene veramente voglia di sedersi per ascoltare il sussurro della creazione, la voce di Dio….per imparare ad amare, a vivere ed a vedere con gli occhi dell’amore….Con tanta umiltà e semplicità….
    Anche oggi ho sperimentato come Dio mi parli anche attraverso i miei limiti e le mie piccolezze, è proprio lì che lo incontro….quando accetto il mio poco per aprirmi al Suo tanto…è qui che sta il difficile. Oggi un amico mi ha detto………

  2. …mi ha detto??…
    Molte cose che mi hanno permesso di vedere cio che mi circonda con una prospettiva diversa, con una sfumatura che a me mancava, tanti spunti per una riflessione più matura.
    Cosa importante, questo amico mi ha ascoltato e si è interessato del mio bene…., e ancor più importante si è reso disponibile a condividere la sua esperienza personale ed il suo punto di vista.
    Quando si riesce a condividere, nel dono gratuito di se, ognuno può arricchirsi dell’altro, per migliorare e crescere nell’amore.
    Il dialogo quando è fatto con amore, può arricchire e può portare alla luce quelli che possono essere i punti deboli del proprio io, da superare o da migliorare.

    Ieri un amico mi ha detto……….tanti spunti dati con semplicità che ho raccolto e che mi serviranno per fare qualche passo in più nel mio personale cammino di crescita.

    ….ognuno di noi a qualcosa da dire, da imparare, da insegnare basta essere disponibile….. e soprattutto ognuno di noi a qualcuno da ringraziare……

  3. … e in una società dove di solito si “gioca in difesa” e, tanto per non sbagliarsi, è maglio lamentarsi di tutto e di tutti, un commento come questo fa solo piacere… ci vuole un po’ di coraggio a dichiararsi non autosufficienti, in fondo.
    Grazie, Elena, per queste gocce di speranza ch ehai versato per noi!

  4. Caro Brandy, io ti ho detto grazie perché volevo dirti grazie, lo so che non me l’hai chiesto.

    Volevo dirti grazie perché, come tu dici giustamente, è una società in cui di solito si gioca in difesa, e tu non l’hai mai fatto.

    Volevo dirti grazie perché ci sei sempre, a volte un po’ nascosto, ma so di poter contare su di te. So che sei dalla mia parte, a parte qualche fraterno non consenso, e questo, credimi, non è poco.

    Buona serata…

  5. Carissima, almeno una parte della correzione che puoi apportare, in questo caso, puoi farla tranquillamente da sola….Questo post, come potrai notare, è registrato alla categoria “By Coach & Brandy”…chissà perche’?

    Per il resto, certo, pienamente d’accordo con te, anche se in questo caso la metafora è proprio una scusa, mentre la storia è assai più reale e attuale….
    GRazie, comunque, della tua presenza!

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