Give glory to God, Saints!


Questa canzone è una cosa strana. Forse ci mettiamo un po’ più del previsto a capirla, ad apprezzarne le dinamiche, a mettere insieme testo e melodia, facendoli diventare una sola cosa, come in un matrimonio ben riuscito, “impastandoci dentro”, lasciandoci amalgamare, lasciandola entrare dentro di noi, dato che non sappiamo quale sia la strada per entrare dentro di lei.
Eppure, penso che sia quella la strada giusta. Bussare, bussare, ripetere, ripetere; e chiedere:”Per favore, lasciami entrare.” Voglio essere io a capire te, e non il contrario”.
E continua il nostro lavoro, alla Prato Gospel School, il ripetere, ripetere, ripetere, e forse non è ancora abbastanza, perchè io non sento la stanchezza, la noia… e non uso il noi perchè non mi pare corretto, ma è vero, nessuno si tira indietro. Continuiamo a ripetere, a seguire le indicazioni del Coach, a piegare la testa rinunciando a quello che abbiamo in mente, a cercare una strada comune che ci porti insieme dentro a questo nuovo pezzo.

Il Coach ci aiuta, ci spinge, ci incita a capire il senso di quello che cantiamo, perchè, lo sappiamo, se non capiamo non possiamo cantare, e diventiamo soltanto vuoti contenitori di niente.
Il titolo è un po’ un trabocchetto. “Date gloria a Dio, Santi” , per continuare con “He’s worthy of the praises” e infine “Lift all hands, Saints” e cioè “Egli è degno di lode, alzate le mani in preghiera, santi!” , come se la cosa non ci appartenesse, non ci riguardasse. Fatelo voi, santi, fatelo voi!

Ripensando a queste cose, a casa, ascolto la registrazione, vorrei davvero farmela passare dentro, sento una grande forza che si sprigiona da noi, mentre cantiamo. E mi torna alla memoria il motivo che sta alla base di tutto. Non abbiamo niente da delegare. Siamo noi stessi “santi di Dio” scelti da lui, separati. Santi.
“Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. ” *
Qui i santi non sono quelli dell’iconografia classica, ma sono uomini, donne, bambini, vecchi, sono i credenti, i fedeli, i… chiamateli come vi pare. Siamo noi. Noi in cammino, noi imperfetti, noi peccatori alla ricerca della santità, e per questo già santi. Perchè percorriamo una strada nuova, sconosciuta, piena di mistero, una strada che facciamo andando incontro al nostro Dio, ma anche una strada che facciamo avendo Lui che cammina al nostro fianco, come i discepoli di Emmaus.
Allora, appare chiaro che sono parole che diciamo prima di tutto a noi stessi, è un invito da noi e per noi. Potremmo dire che siamo invitati dal Coach (che si chiama ancora Leandro, cosa pensavate?) a dare gloria a Dio, a lodarlo, ad alzare le mani verso di Lui nella preghiera, nell’adorazione…. e il nostro compito sia quello di invitare coloro che ci ascoltano a cantare con noi, perchè davvero la nostra voce arrivi fino al cielo, e i santi – quelli del paradiso – cantino con noi.

Oggi, proprio oggi che sono passati già 4 giorni da quella registrazione, ascoltando per l’ennesima volta (perchè non si ascolta mai bene, e qualcosa mi distrae sempre) alla fine si sente una voce: “bello!” e un’altra ripete:”bello, davvero bello”, e le voci si sommano, “bello” “bello”… non me n’ero accorto, ma mi sono emozionato di questa parola che è corsa sulle nostre bocche, senza che nessuno l’avesse richiesta, evocata. Sì, bello, bello davvero! E un commento, alla fine, sembrava voler dire la meraviglia di questa scoperta, perchè non sappiamo cosa ci ha toccati dentro, ma è successo. Forse, davvero, abbiamo sentito i santi del cielo cantare insieme ai santi della terra.
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*Lettera di San Paolo ai Filippesi 1,1

Fuori dai denti


Volevo scrivere un post di quelli un po’ arrabbiati – con me stesso, ovviamente – perchè quello che è uscito fuori nel post “A noi la tastiera, Prato Gospel School” mi ha scosso molto. E’ stata una sorpresa scoprire anche questo desiderio di comunicare, questo mettersi in piazza, abbassare le difese. Scoprire tanta forza, e tanta delicatezza.
Sono orgoglioso di avere amici così.
Sono grato verso tutti e ciascuno di loro.
Non trovo davvero le parole che vorrei. Pazienza. E’ ora che impari ad averne.