Mosè e il numero 38 di via XX settembre


Lo so che sono un po’ paranoico. Se devo andare in un posto, se ho un appuntamento, se per di più dovesse anche essere una cosa importante, mi alzo anche nel cuore della notte. Meglio arrivare due ore prima che 5 minuti dopo…
Giorni primo ero andato in avanscoperta, come sempre dubbioso della mia capacità di trovare il posto, e per fortuna la cosa era semplice… eccolo lì, il numero 38 di via XX settembre.
Il nostro appuntamento è alle 8,30 del mattino, in modo da poterci sistemare per bene, dato che poi l’appuntamento vero e proprio – l’evento, diciamo – dovrebbe iniziare alle 9….
… e insomma, sempre per stare sul sicuro, io e l’AnnaLisa partiamo alle 7,50, prendiamo l’autostrada e…. dopo 15 minuti siamo già a destinazione. Troviamo il parcheggio, andiamo a cercare un bar per prendere un caffe’, ci facciamo del male passando davanti alle vetrine di un bellissimo negozio di strumenti musicali (vòio, vòio!) e poi facciamo i pochi passi che ci separano dal numero 38 di via XX settembre.
Arriviamo davanti al cancello, speranzosi di trovare qualcuno ad accoglierci, abbiamo l’aria un po’ spersa di chi non sa bene cosa deve fare, guardiamo i campanelli, se per caso troviamo qualcosa che sia rivelatore… e proprio in quel momento un signore esce dal portone, apre i cancello, ci guarda in modo molto “interrogative – negative” e se ne va….
Mah, meno male che c’e’ una panchina, almeno non dobbiamo per forza sembrare due piantoni di guardia al numero 38, ci sediamo e continuiamo a chiacchierare del fatto del giorno, di questa proposta inattesa per la Prato Gospel School, di questo invito….
Arrivano anche gli altri, anche loro un po’ meravigliati del posto… mah, avremo capito male? Ma non c’e’ nessuno ad aspettarci, ad accoglierci…
Dopo un tot di tempo (forse erano anche due o tre tot) e un tot (vedi tra parentesi precedente) di telefonate al nostro ospite da parte di Leandro, alla fine ….arriva….Luke, se non ricordo male… e ci dice che non è quello l’ingresso, ma un po’ più indietro….mah, ci avra’ indicato quel posto perchè c’era una panchina, così abbiamo aspettato comodi? Mistero!
Insomma, ci infiliamo nei meandri del Dopolavoro Ferroviario, un corridoio lungo che sembra quello di una carrozza ferroviaria, tre gradini e una porta…. Eh, ma come facciamo qui… qui non c’entriamo, lo spazio basta appena per noi….
Ci sistemiamo, attacchiamo il piano di Leandro e l’ampli di Samu (oh, mitico Samu! Lui canta con la chitarra!), le dita del coach cominciano ad andare, e noi cominciamo a cantare… la regola della scuola è quella, il coach suona e noi si canta…. dobbiamo scaldarci un pochino, oltretutto è mattina e la voce sta ancora dormendo della grossa, ma pian piano,aiutati anche dal clima che si va creando, cominciamo a funzionare… cantiamo per un quarto d’ora, poi ci fermiamo… non sappiamo bene cosa deve succedere, com’è organizzata la mattina….
E così ci prendiamo una catechesi dal pastore – Luke – (accidenti, ma la sa lunga!) su questioni che davvero ci toccano da vicino… soprattutto sul vivere la vita con fiducia, nell’amore di Dio. Perche’ Egli ci provvederà ogni cosa di cui possiamo aver bisogno. Viene poi il tempo della “scuola domenicale”, quello che noi chiameremmo “catechismo”… siamo ancora meravigliati, noi siamo una quindicina, della chiesa di Luke ci son forse sei o sette persone… ma ci viene ricordato la storia di Mosè, che non si fermo’ appena uscito dall’Egitto a chiedere “Eh, Signore, adesso mi dici dove si deve andare, che senno’ io il tuo popolo non lo schiodo di qui” e “Eh? Come? Il mar Rosso? Ma sei matto? Ci vuoi mettere in trappola tutti? Ci vuoi far annegare?” Per noi adesso è facile pensare che Mose’ arriva al mar Rosso, lo divide (per la potenza di Dio) attraversa e via.. e intanto si stermina l’esercito di Faraone, questo sì, annegato…. Mosè non ha discusso. Dove? Mar Rosso? Ok, mar Rosso sia! E dove finisce la terra, dove un altro ulteriore passo significa sprofondare nel mare, il Signore interviene, e la sua opera è grande, meravigliosa…. E anche noi dobbiamo imparare ad arrivare fino all’ultimo passo, con fiducia, con amore. E’ Dio che fa la strada. Noi possiamo solo seguirla. E mi viene in mente che poco tempo prima ci siamo trovati davanti ad un cancello di ferro e ad un portone chiusi, seduti su una panchina ad aspettare che qualcosa succedesse…. Grazie comunque della panchina!
L’ambiente, comunque, era molto familiare, e se non fosse stato per la fatica di ascoltare in inglese (e che inglese!) saremmo stati davvero come a casa…
bene, viene il tempo di andare a cantare, inizia il momento Praise & worship e, nonostante sia già mezzogiorno, ci mettiamo tutto il cuore, e anche un poco di piu’… basta poco, e la fiamma si accende… ecco, una cosa diversa, non era mai successo prima, non è un concerto, stiamo pregando, preghiamo noi, pregano i nostri amici nigeriani, il cuore comincia a correre… aiuto!
Non basta più cantare, non basta più tirare fuori la voce, anzi, non cantiamo forse nemmeno troppo bene, la voce a tratti si rompe, gli occhi diventano lucidi, si sente, a tratti, singhiozzare, nulla di strano, anche i miei occhi sono pieni di lacrime, ma cosa importa? Sappiamo che il Signore è li con noi, in mezzo a noi, si fa presente nella nostra vita, ci abbraccia ci consola, mentre noi ci prendiamo cura di lui, dandogli gloria.
……..
No, è inutile, non riesco a raccontarlo, perche’ qualunque racconto sarebbe parziale, sarebbe riduttivo. Ma ricordo anche i piccoli gesti che sono passati tra noi, in quel tempo, e son stati più di tante parole, chiari….
Ancora una volta vien da pensare che il Signore abbia un occhio di riguardo per la Prato Gospel School. Sia per il bene che ci vogliamo, sia per come Leandro riesce a farci lavorare, per le cose che cantiamo ma anche per le occasioni che ci capitano. Adesso si, adesso sappiamo di poter aspettare il futuro da mano a mano che diventa presente.
Bless the Lord, my soul!

Prima

Ecco, questa è una di quelle cose che mi fanno sognare. E siccome i sogni son belli, a volte, ma guarda caso, poi, ci si sveglia sempre sul più bello, un pochino di apprensione, stasera, ce l’ho dentro.
Il gospel è bello. Per un sacco senza fondo di ragioni. Per i testi, i contenuti, per la semplicità e la profondità con la quale ti arriva al cuore. Nessun genere mi ha emozionato come questo, nessun genere mi ha spinto così a mettermi in relazione con gli altri, stranamente, dato che per me è sempre stato semplice stabilire che nella musica potevo trovare una strada per me verso Lui, il Signore della mia vita (scusate, preciso meglio, non vorrei che si fraintendesse questa cosa. Magari fosse così semplice, ogni giorno devo lottare, e non sempre vinco, anzi, spesso finisco la giornata con le ossa rotte e la bandiera persa, o strappata. Ma so che sono in battaglia, e la battaglia val bene la pena!). Adesso, ogni volta che mi incammino verso di Lui, cantando, mi ritrovo a fianco persone, e mi rendo conto che stiamo camminando insieme, e è vero, ognuno andiamo del nostro passo, ma sembra proprio che nessuno rimanga indietro….
Ma, appunto, un altro aspetto del gospel mi è molto caro. Il fatto che esso sia un dono di comunità spesso tanto diverse da noi, comunità che, nella maggior parte dei casi, sentiamo o potremmo sentire “staccate” “separate” chiese che seppur cristiane spesso immaginiamo lontane anni luce da noi.
Domani andremo a cantare per una comunità che non conosciamo, in una città vicina. Questo annuncio a sorpresa ci ha riempiti di gioia, io in particolare non sto più nella pelle. Ecco, quando si muovono questi passi, semplici in fondo, quando si verifica questo accostarsi quasi casuale tra persone che la prassi, la regola, la storia, la tradizione e la gerarchia ci dicono divise da noi, ecco, quando succedono queste cose, come non immaginare la mano di Dio su di noi?
Voglio pregare, stasera, perche’ questo tempo possa essere davvero tempo della misericordia.
Voglio chiedere al Signore, stasera, che come ci ha dato una voce per cantare per questi nostri fratelli, ci dia anche orecchie per ascoltare, e cuore per amare, e braccia che sanno accogliere ed essere accolte. PRAISE THE LORD!

Ai miei amici


E’ vero, bisogna voler bene a tutti, possibilmente. Assolutamente non volere il male di qualcuno.

Ma ai miei amici voglio un bene particolare. Quello che ti senti nascere dentro, e non sai da dove viene, e ti domandi, a volte, se non sei un po’ fuori dai limiti di età per sentire dentro certe cose, per aver voglia di sentire accanto a te un amico, una amica, che cammina accanto a te.
Adesso che gli spazi del mio blog si sono un po’ allargati mi fa piacere prendere un po’ di tempo per parlare con loro. Non me ne vogliano i miei lettori occasionali, se esistono. Anzi, ho piacere di condividere anche con loro questo mio sentirmi completo, pieno della vita di coloro che condividono la loro, in qualche modo (e non è sempre lo stesso modo), con me.
E’ bello, poi, accorgersi che per quanto siamo stati titubanti, dubbiosi, all’inizio della nostra conoscenza, col passare del tempo abbiamo sempre meno difficoltà ad affidarci agli altri, a non nasconderci, a svelarci, e magari non nei grandi segreti della vita che ognuno porta con se, ma nello scoprire l’importanza delle nostre giornate, del nostro quotidiano, del nostro continuo confrontarci con la vita, col nostro cadere e rialzarsi, col nostro cedere e lottare, con lo scoprirsi insieme una forza che non si immaginava… perchè, alla fine, “io con te posso farcela”.
Post stupido, questo. Forse si, ma non so dire, non so trovare parole, e in questo momento nemmeno posso abbracciare nessuno….
A tutti voi dico che vi voglio bene, tantissimo. Il di piu’ cher vorrei dirvi, l’incoraggiamento che vorrei darvi per la vostra vita, in questo momento non esce fuori. Spero che possiate capire, spero che mi perdonerete. Con tante parole che dico sempre adesso mi mancano quelle per voi…
A chi per me è e sarà dono della premura di Dio per me il mio grazie più grande.