Come un giardino segreto

Ero ragazzo, e chiedevo a mio padre, nel paese dove ero nato:

“Vorrei andare in cima a questa collina”

“Perché?

“Per vedere cosa c’è dall’altra parte.”

“C’è soltanto un’altra collina”

“E poi?”

“Ancora una collina, e un’altra, e ancora. Quindi, Brandy, è inutile che tu salga tanto in alto, quello che puoi vedere lo vedi già da qui adesso”

Immagine

 Io non lo so per quale ragione mio padre mi abbia risposto così… o perché sia questo quello che io ho capito dalle sue parole. Non so perché non mi abbia detto che dopo tutte queste colline c’è una bella pianura, e tante città, e grandi fiumi, e un mare che non conosco…

Forse pensava che non avrei potuto capire la distanza, l’immensità…. Si parlava, alla fine solo di una collina, ed era tutta lì….

 E’ vero anche che io non gli ho saputo spiegare il mio desiderio di capire, di vedere quello che mi era nascosto dalla selva incombente sul paesino di San Romano…. E le paure di quello che non si riesce a vedere, di quello che non si riesce nemmeno ad immaginare….

 

Bruce Springsteen parla, nella sua canzone “Secret Garden”, di un luogo nascosto, tale che sembra un tesoro di cui essere gelosi, di cui si abbia la disponibilità, che si possa mostrare, alla fine, o tener chiuso, una specie di riserva privata…. Qualcosa che qualcuno puo’ meritare di poter conoscere, in qualche modo, ma….

Ma alla fine il mistero rimane mistero. Lo sentiremo sempre agitarsi dentro di noi, alzare la voce, a volte, o sussurrare parole al nostro cuore in un modo che non sappiamo comprendere, lo sentiremo ridere  e lo sentiremo piangere, a volte ci sorriderà benevolo, e ci potremo anche domandare cosa abbiamo fato di buono nella vita per meritare di sentire in noi tanta dolcezza, altre volte ci aggredirà come un bandito, alle spalle, così che non ci possiamo difendere. Spesso ci lascerà semplicemente intenti in ciò che stiamo facendo, ma sempre, sempre, ci muoveremo con lui, penseremo con lui, e ogni nostra giornata, ogni nostra ora, minuto, secondo, andrà ad arricchire il suo “data-base”… e noi continueremo a cambiare, senza accorgerci, senza pensarci.

Allora, ciò che pensiamo di sapere di noi stessi – e ancora più degli altri – è soltanto il riflesso rimandato da mille specchi, e molto probabilmente nessuno mai vedrà l’immagine reale. Possiamo sforzarci di togliere un po’ di questi specchi, ma, credo, non arriveremo mai in fondo. O, perlomeno, penso che io non ci arriverò mai. E a volte penso che sia meglio così.

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