Come una poesia studiata quarant’anni fa.

La strada sale su, nella notte, nel bosco. I fari della mia macchina disegnano alberi e cespugli, ombre che si muovono in direzione opposta alla mia, curva dopo curva, curva dopo curva….

Sono stato ad una festa medioevale quassù a Fossato, a cavallo delle province di Prato e Pistoia. Buoni amici, la musica dei “Midnight” ad un angolo di una piazza, una cena semplice ma piacevole, un po’ di vino. Poco, c’è’ da guidare, sono 40 chilometri per tornare a casa, in buona parte strada di montagna stretta e tortuosa.

Non ho nemmeno acceso la radio, né messo un cd nel lettore. Un po’ di silenzio, un po’ di tranquillità, basta il rumore del motore a far compagnia, adesso, e il ricordo delle risate, delle chiacchiere.

Il paese è come un’isola di luce e suoni, sulla montagna. Il resto e’ silenzio, qualche cane, tutt’al più, e il mistero di quello che c’è al di là della linea illuminata dai fari. La notte protegge tutto intorno a me, e mi scorre accanto.

Ecco, dovrei essere vicino al valico, alla fine della salita, 9oo metri di altezza qui nella val Bisenzio. Gli alberi si allargano, accanto a me, a destra, una maestà’ aspetta come fosse un segnavia. Forse lo è davvero….

D’improvviso, ecco, sono dall’altra parte.

Una scena fantastica.

Mi trovo sul versante che sembra riempito dalla luce della luna, sovrastato dalla sua presenza, splendente, magnifica, quasi un sole di notte. Tutta la valle ne è illuminata, la montagna dove mi trovo, le altre montagne, dall’altra parte della valle, la Calvana, sembrano bere questa luce che riempie il cielo, dopo il buio del versante in ombra. Mi fermo a guardare, è bellissimo, perfetto; dolce e forte nello stesso tempo, come un quadro di Van Gogh, dipinto dalla luce. Assaporo il mistero di questa notte d’estate, il primo di agosto, e il cuore mi si riempie di pace, di serenità. Queste colline che ho visto mille volte, che ho percorso altrettante volte, ecco, per la prima volta mi mostrano un volto diverso, un mondo dove non appare immediatamente la mano dell’uomo, le case, le luci, i tralicci delle linee d’alta tensione, le linee delle strade che si perdono talvolta dentro ai boschi, dietro le curve morbide dei fianchi delle colline. Vedo la massa degli alberi dei boschi, le linee d’ombra sui fianchi delle colline. Quassù è silenzio.

Riprendo la mia discesa verso il fondovalle. Dopo poco si incontra un tratto di strada che attraversa una fittissima fascia di abeti. Un posto che amo moltissimo, un posto che per me racconta “la strada”.

Anche di giorno gli alberi sono così fitti che già superata la fascia dei primi cinque-sei alberi il bosco si fa buio, e nemmeno il sole più brillante riesce a penetrarlo. Il bosco ha i suoi segreti.

E’ la prima volta che passo di qui di notte, e sono solo. Fermo la macchina, spengo il motore e i fari, tiro il freno a mano e scendo.

E’ buio pesto, la luce della luna non riesce a penetrare qui. Si vede solo il chiarore del cielo, e s’indovina appena il grigio della strada sulla quale sto camminando. A destra, a sinistra, davanti, dietro, è tutto scuro, buio. Sento pero’ che questa oscurità è piena di vita, mille rumori delicati bucano le tenebre, mille canti notturni, mille piccoli movimenti.

Non sono abituato a questo, sento un disagio profondo. Sento, ma non vedo, e questo mi fa sentire in inferiorità, se non in pericolo. Torno a sedermi al volante, accendo il motore e i fari, e tutto torna ad essere quel mondo che io conosco.

Mi torna alla mente una poesia studiata alle medie, il mio ultimo anno di scuola:

——

Dormono le cime dei monti
Dormono le cime dei monti
e le vallate intorno
i declivi e i burroni;

dormono i rettili, quanti nella specie
la nera terra alleva,
le fiere di selva, le varie forme di api,
i mostri nel fondo cupo del mare;

dormono le generazioni
degli uccelli dalle lunghe ali.

—–

Per un attimo anche io sono appartenuto a questa notte, a questo mistero.

5 thoughts on “Come una poesia studiata quarant’anni fa.”

  1. Sai che questa estate, quella strada mi son trovata a farla in piena notte, di luna nuova, a piedi? Esperienza affascinante, ti rendi conto che l’abetaia, è viva e pulsante.

  2. Ciao, Anonimo! E benvenuto. Perche' non dici qualcosa di piu'? Tutti abbiamo da imparare!
    Grazie, comunque, del commento. Torna a trovarmi quando vuoi, la porta è aperta.

  3. Molto bella la poesia ed è molto bello anche il racconto della tua esperienza. Apparteniamo tutti al mistero della Natura … tu, quella notte, lo hai sentito più chiaramente …

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