… e portalo anche a Lucca


Bene, ho perso il conto di quante volte sono che provo a scrivere qualcosa sulla trasferta del JoyfulVoices Gospel Choir, “il coro dove vado a far confondere”, al Festival Gospel a Lucca (http://www.joyfulangels.it/programma.htm ).

La cosa che più mi ha preso, nei giorni di attesa prima del 14 giugno, è stato il mio personale senso di inadeguatezza, per cui ho scocciato varie persone – Lilla, il Presidente – con queste mie “angosce” . davvero, Nobody knows the trouble I’ve seen….(non vengo a Lucca; vengo ma non canto…) e poi ho ascoltato lo stesso brano per decine, decine di volte (son duro, lo so) e poi …. dopo aver passato l’ora precedente alla partenza (sembrava una congiura: brutto tempo, piove, non piove, vento, temporale) nella piazzetta davanti alla chiesa di Sant’ Ippolito a studiare lo spartito di… non voglio nemmeno dire cosa…. beh, insomma…. alla fine siamo partiti.
E dunque, cos’e’ stato per me questo Lucca Gospel Festival?
Strade cercate, palazzi trovati, scale salite, sorrisi e strette di mano dati e ricevuti, scale discese (abbiamo pensato che qualcuno ci facesse fare tante scale per farci perdere il fiato e fare brutta figura) acqua presa, tutti i Joyful, sole preso, musica che rimbomba, Leonardo, sound check imprevisti, messa gospel, cantare, cantare, concorso, torna indietro al parcheggio dove hai lasciato il portafogli in bella vista, pizza, amici,
Alessio, cerca San Frediano, amici, amici, stradine di chissa’ dove sono, spogliatoi improbabili, porte che sbattono, auspici un po’ troppo forti, lacrime e commozione, gioia, allegria, tranquillità improbabile, amici, ancora amici, wc chimici, wc occupati, senti questi come son bravi, birra, Lilla, bottigliette d’acqua, tuniche, sudore (non so perche’ mi sia venuto spontaneo questo accostamento) disguidi (qualcosa deve succedere, no?) vino locale, ostelli della gioventu’, direttori di cori, musica estemporanea in attesa,Vijai e company, un Oh, happy day incredibile, Tutti i Joyful, un po’ di tristezza…. e poi ti ritrovi in macchina da solo, e forse è una fortuna, e stai tornando a casa nella notte, dopo il concerto di Cheryl Porter. 50 chilometri, e il tempo per ripensare a tante cose, a tirare due somme, anzi, una sola: Sei felice? Sì, sono felice.
Non so se riesco ad enumerare le cose poer le quali sono felice. Forse per tutte quelle che ho scritto sopra, un lungo elenco, e anche perchè il coro col quale ho l’onore di cantare ha fatto una buona figura, direi davvero buona, per quanto stare da questa parte del coro non aiuta molto a capire. Vorrei aggiungere anche che (e questo non dipende solo dai Joyful di Prato) che ho trovato un clima molto bello, di amicizia, di condivisione. Mi è parso non di competizione, sinceramente, anche se certamente ogni corista, ogni coro, ogni direttore, hanno dato il meglio di se’ stessi.
Dunque, cosa rimane da fare? Chiarito il fatto che mi rendo conto di non aver esaurito il tema, di dovermi rifugiare in un inventario che è freddo, solo perche’ su ciascuna voce ci sarebbe da scrivere e scrivere, e io non ne sono minimamente capace, e vorrei che nessuno prendesse questo fatto come una ingiustizia nei suoi particolari confronti, vorrei che ciascuno accettasse il mio sincero GRAZIE per tutto cio’ che e’ stato. Tutti. Leonardo, Alessio, ogni corista, e poi quelli che hanno permesso questa esperienza, e coloro che abbiamo incontrato, quelli coi quali abbiamo cantato notte e giorno, quelli coi quali abbiamo battuto le mani a tempo, quelli coi quali abbiamo applaudito, pregato, ascoltato.
Grazie a tutti voi che avete portato il vostro cuore a Lucca.
Grazie, che mi avete portato con voi.

Come una poesia studiata quarant’anni fa.

La strada sale su, nella notte, nel bosco. I fari della mia macchina disegnano alberi e cespugli, ombre che si muovono in direzione opposta alla mia, curva dopo curva, curva dopo curva….

Sono stato ad una festa medioevale quassù a Fossato, a cavallo delle province di Prato e Pistoia. Buoni amici, la musica dei “Midnight” ad un angolo di una piazza, una cena semplice ma piacevole, un po’ di vino. Poco, c’è’ da guidare, sono 40 chilometri per tornare a casa, in buona parte strada di montagna stretta e tortuosa.

Non ho nemmeno acceso la radio, né messo un cd nel lettore. Un po’ di silenzio, un po’ di tranquillità, basta il rumore del motore a far compagnia, adesso, e il ricordo delle risate, delle chiacchiere.

Il paese è come un’isola di luce e suoni, sulla montagna. Il resto e’ silenzio, qualche cane, tutt’al più, e il mistero di quello che c’è al di là della linea illuminata dai fari. La notte protegge tutto intorno a me, e mi scorre accanto.

Ecco, dovrei essere vicino al valico, alla fine della salita, 9oo metri di altezza qui nella val Bisenzio. Gli alberi si allargano, accanto a me, a destra, una maestà’ aspetta come fosse un segnavia. Forse lo è davvero….

D’improvviso, ecco, sono dall’altra parte.

Una scena fantastica.

Mi trovo sul versante che sembra riempito dalla luce della luna, sovrastato dalla sua presenza, splendente, magnifica, quasi un sole di notte. Tutta la valle ne è illuminata, la montagna dove mi trovo, le altre montagne, dall’altra parte della valle, la Calvana, sembrano bere questa luce che riempie il cielo, dopo il buio del versante in ombra. Mi fermo a guardare, è bellissimo, perfetto; dolce e forte nello stesso tempo, come un quadro di Van Gogh, dipinto dalla luce. Assaporo il mistero di questa notte d’estate, il primo di agosto, e il cuore mi si riempie di pace, di serenità. Queste colline che ho visto mille volte, che ho percorso altrettante volte, ecco, per la prima volta mi mostrano un volto diverso, un mondo dove non appare immediatamente la mano dell’uomo, le case, le luci, i tralicci delle linee d’alta tensione, le linee delle strade che si perdono talvolta dentro ai boschi, dietro le curve morbide dei fianchi delle colline. Vedo la massa degli alberi dei boschi, le linee d’ombra sui fianchi delle colline. Quassù è silenzio.

Riprendo la mia discesa verso il fondovalle. Dopo poco si incontra un tratto di strada che attraversa una fittissima fascia di abeti. Un posto che amo moltissimo, un posto che per me racconta “la strada”.

Anche di giorno gli alberi sono così fitti che già superata la fascia dei primi cinque-sei alberi il bosco si fa buio, e nemmeno il sole più brillante riesce a penetrarlo. Il bosco ha i suoi segreti.

E’ la prima volta che passo di qui di notte, e sono solo. Fermo la macchina, spengo il motore e i fari, tiro il freno a mano e scendo.

E’ buio pesto, la luce della luna non riesce a penetrare qui. Si vede solo il chiarore del cielo, e s’indovina appena il grigio della strada sulla quale sto camminando. A destra, a sinistra, davanti, dietro, è tutto scuro, buio. Sento pero’ che questa oscurità è piena di vita, mille rumori delicati bucano le tenebre, mille canti notturni, mille piccoli movimenti.

Non sono abituato a questo, sento un disagio profondo. Sento, ma non vedo, e questo mi fa sentire in inferiorità, se non in pericolo. Torno a sedermi al volante, accendo il motore e i fari, e tutto torna ad essere quel mondo che io conosco.

Mi torna alla mente una poesia studiata alle medie, il mio ultimo anno di scuola:

——

Dormono le cime dei monti
Dormono le cime dei monti
e le vallate intorno
i declivi e i burroni;

dormono i rettili, quanti nella specie
la nera terra alleva,
le fiere di selva, le varie forme di api,
i mostri nel fondo cupo del mare;

dormono le generazioni
degli uccelli dalle lunghe ali.

—–

Per un attimo anche io sono appartenuto a questa notte, a questo mistero.