Back to home

Non mi ricordo se l’ho detto, da qualche parte in questo blog. Sono originario dell’alta Garfagnana (chi volesse sapere di più riguardo alle mie origini può guardare qui: http://it.geocities.com/fabiocorti/ ) ma le vicende della vita mi hanno portato presto lontano dai tetti natii. Ogni tanto, è vero sono tornato “a casa”, ma da ragazzi le cose si percepiscono in maniera diversa, anche se i ricordi si ammassano, sedimentano, e prima o poi un alluvione, uno scavo o vattelappesca cosa, riportano a galla ciò che si pensava perduto. Oddio, non è il termine esatto. Cio’ che non si pensava esistesse, forse è piu’ giusto. E ripensi all’estate passata con la nonna e il nonno, nella vecchia casa di Sillicagnana, al buio della cucina, col fuoco nel camino sempre acceso, ripensi alla stanza al piano di sopra, quella che non usava nessuno, una specie di rimessa, dove pero’ c’era un letto, chissa’ per chi, e nei giorni di brutto tempo, dopo pranzo (ah, i temporali estivi!)stavo lì sul letto a riposare, o a guardare furi dalla finestra un panorama magnifico, e la pioggia, e le nuvole nere che si rincorrono, i lampi e i tuoni, ma anche nelle belle mattine di sole i campi di grano, di granturco, e la ferrovia lontana alcuni chilometri, dall’altra parte della valle, lontana, si, ma si sentiva sempre il rumore del treno, quando passava, a volte la “littorina” a volte il treno a vapore, che comunque ha continuato a far servizio fino al 1974. Si vedeva entrare e uscire dalle gallerie, passare sopra i ponti, uno di questi davvero molto alto, fermarsi alla stazione di Poggio, e poi Camporgiano, e via, fino a Piazza al Serchio…. Mi ricordo le strade – strade, chiamiamole così, solo un paio percorribili in macchina, e una di queste che portava fino all’ “Aia dell’ Aiutante”, dove di solito si batteva il grano con una di quelle vecchie trebbiatrici mosse da una cinghia collegata ad un piccolo trattore. Festa. Polvere e festa. La chiesa, dal magnifico soffitto a cassettoni, e la luce filtrata dalle vetrate colorate, e attraverso i vetri s’indovinava il muoversi del ramo di un albero, e il suono dell’organo(allora lo suonava il Gino) allora ancora a mantici, mossi dalle mani pazienti del Rinaldo, calzolaio del paese, e i vespri cantati dagli uomini, nel coro, con quelle voci particolari, che sembrano parlare di tutti coloro che prima di questi hanno cantato in questa chiesa, e il profumo d’incenso, che non spariva mai del tutto, e il posto che occupava il mio nonno, nelle panche, e dove appoggiava il cappello quando si sedeva. E le strade tutte un saliscendi, e le ortiche che nessuno si da’ la briga di togliere, e le corse pesanti dei ragazzi, e le voci delle mamme. Entri in una casa e guardi, nella penombra, la donna di casa che rammenda qualcosa, alla scarsa luce della finestra. Un vecchio, davanti al camino, attizza i ciocchi, e le faville si alzano veloci ed effimere, brillano e si spengono. La pipa in bocca occupa il tempo dell’attesa di niente. Poche parole, essenziali, danno il senso di essere vivi e presenti. Tanti anni dopo sono tornato alla fine di un bell’autunno. Il paese era ancora come lo ricordavo, un po’ più in ordine, le strade sistemate, pulite, le case sempre le stesse, un po’ meno movimento, sono rimaste poche persone, dalle 500 di quando son nato io. Ma qualcosa mi commuove, e non capisco cosa sia, e cammino e mi guardo in giro, c’e’ qualcosa che non riesco a vedere, ma c’e’. Alla fine, ma solo alla fine, capisco. L’odore della legna bruciata nei camini riempie tutto il paese, e mi ricorda che sono tornato a casa.

4 thoughts on “Back to home”

  1. ciao siamo diemme e antonella, lasciamo i nostri saluti prima di andare a sdraiarci al sole e farci un bagno. io in particolare (sono anto)tornero’ con calma a visitare il tuo blog che sembra bello e interessante. a presto, bacioni

  2. Oh, grazie gentili signore!Ch eme lo prendete un po’ di sole anche a me che sembro un piatto di spaghetti scotti conditi a burro e parmigiano?

  3. Sono tornata aleggre questo tuo articolo, e l’ho riletto, e l’ho riletto. Mi sono lasciata trasportare in quelle strade dalle tue parole, dai tuoi ricordi, ne ho respirato i profumi.E ho respirato la nostalgia dell’infanzia, della semplicità del paesino in cui la famiglia è un punto di riferimento, in cui la donna rammenda e l’uomo attizza il camino…*** le radici, che grande invenzioni… ***

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