Storia di mare, di Sirene e di naufraghi


Insomma, dai picchia e mena la Eliduin mi ha convinto ad andare a sentire una prova della Scuola Gospel della nostra città. Scuola nuova, idea nuova, tutto nuovo.
“Ma dai vieni, ma di che hai paura, ma vieni a sentire, a te piacerebbe, s’impara qualcosa… “ … sembrava proprio che avesse studiato dalle mitiche Sirene, e io vedevo l’affilato scoglio avvicinarsi sempre piu’… insomma, uno scoglio è sempre uno scoglio, no? Il mondo ne è pieno! E poi, magari sullo scoglio ci trovo qualche mitile, qualche cozza, insomma, e non muoio di fame…
Vabbe’, dai, vengo…. o Sirena, ma siamo sicuri, eh? Dai, dai, te lo dico io….
(E poi bisogna considerare che all’improvviso mi sono ritrovato con tre lunedì liberi, imprevisti, e una breve serie di strane circostanze che mi incoraggiavano, come onde, ad andarmi a sfracellare, io e la mia grossa mole, sul duro scoglio, nudo e senza cozze)
MA ICCHE’ TTU’MM’HA’ DETTO!

Allora, la cosa è andata così:

“Ecco, Coach, questo è un amico che canta con me, è venuto a sentire….”
“Ciao, Coach, mi chiamo Brandy, spero di non disturbare; la Sir… l’Eliduin ha tanto insistito ed è tanto entusiasta di questo scogl… pardon, di questa scuola…”
“Ciao, Brandy, benvenuto. Ma qui a raccattare cozze non vien nessuno… volevo dire, a sentire non vien nessuno. Porte aperte per chi canta, e chi non canta parte”
“Ma io…. me….. lo scoglio….. non so nuotar… volevo dire, non so niente, come faccio a cantare?”
“Zitto e canta”
In effetti notavo già una certa difficoltà nel cantare zitto, ma il Coach è arcigno, anche se finge di sorridere, e si vede che finge, che non ha i baffi come me.
Insomma, è andata che dovevano preparare una festa e, con la scusa degli esercizi di respirazione, mi hanno fatto gonfiare tutti i palloncini A ME che c’ho anche l’enfisema…
Finalmente, sono finiti i palloncini (non ne ho scoppiato nemmeno uno, dice il Coach che come gonfiatore di palloncini faccio proprio pena, e la prossima volta di portarmi la bombola che tanto non c’e’ speranza) e abbiamo iniziato a cantare.

E qui devo, come si suol dire in questi casi, cambiare registro.

Abbiamo provato due brani e bisogna dire che la tecnica del Coach è forte, e si impara in breve tempo, anche se pare di stare nel mare in tempesta, ma non sullo scoglio, ma in mezzo alle onde, dove non si tocca.
Bisogna cantare e basta.
Ma il grosso problema, se così lo vogliamo chiamare, è stato il secondo brano. Sempre quel maledetto caso (come lo chiamiamo noi della Contea), quell’assurda fatalità, quel tranello, quella botola che ti si apre sotto i piedi.
Maledette “terzine” di Amazing grace, che ti entrano in fila indiana nel cuore mentre tu cerchi di cantare antiche parole di meraviglia, mentre ti ascolti, e ti lasci trascinare in un percorso imprevisto, in una danza del cuore, in una gioia che ti si pianta dentro, nel trovare, finalmente, l’armonia con te stesso e con gli altri.
E sembra davvero di essere nel mare, ed essere cullato, e lasciarsi cullare, e sentire la corrente che ti trascina e non sai dove, ma tanto, di cosa ti preoccupi, il mare, il Mare si occuperà di tutto.
Amazing grace… , John Newton, cosa hai sentito, cosa hai visto, cosa hai trovato quando hai scritto”how sweet the sound that save a wretch like me”?
Io sento il bellissimo arrangiamento del maestro Nehemiah Brown, e anche il mio cuore è toccato da questo suono, e vorrebbe trovare il modo di dire grazie, di cantare grazie, di gridare grazie a tutte le sirene del mondo, a tutti gli scogli senza cozze, alle onde del mare, e al caso, come diciamo noi della Contea.


Ma poi, ma poi… sei tornato a casa e ti senti diverso, e come un calore innaturale, che par febbre, ti ricorda che hai iniziato una strada nuova, anzi, no, che hai visto la scia di una nave e cerchi di seguirla, prima che scompaia, prima che ti abbandoni nella solitudine, prima di diventare definitivamente un naufrago senza zattera e senza salvagente, costretto a seguire l’unica nave nel tuo mare, l’unica che abbia una bussola, che sappia la strada.
Continui a nuotare nella scia, anche se senti di non poter competere coi grandi motori marini, coi grandi naviganti, con le bussole giroscopiche, il GPS e via di seguito.
Non vuoi essere un naufrago, un senza terra, un disperso.
Approfitterai delle creste delle onde per guardare lontano, quando ce ne sarà l’occasione, e quando sarai nel profondo incavo del mare, aspetterai.

“I once was lost, but now I’m found”

12 thoughts on “Storia di mare, di Sirene e di naufraghi”

  1. Troppo bello, Brandy! Hai descritto quella serata, come sempre usando parafrasi, ma io ho capito, ho capito bene.Non posso commentare, aggiungere note per rinforzare la tua melodia, perfetta così com’è..Sono solo contenta che, una volta tanto, una Sirena abbia cantato una canzone solo per far gioire…

  2. Eli, è un po’ che cerco di trovare parole per dirti grazie, ma non mi riesce. Ti prego, fa’ finta che ti abbia ringraziato come meriti, sia per l’occasione, sia per queste tue parole che mi fanno tantissimo piacere e dalle quali comprendo meglio l’affetto e l’amicizia che ci legano.Grazie di nuovo

  3. … Che poi ci ripenso, e sono rimasto… non trovo le parole…incantato, nel senso di paralizzato “dentro” quando il coach ha iniziato a suonare, e non aveva detto cosa, e ha cantato le prime parole, “Amazing grace” e io no nriuscivo a crederci. Con questo pezzo ho una lunga storia di “convivenza”, da tanto mi accompagna – decenni, penso almeno 3 – storia di amore, vorrei dire, senza aver mai potuto cantare IO questo pezzo. Poterlo fare adesso, con una versione che piu’ bella non si puo’ nemmeno col candeggio… davvero, sono felice e commosso. Con la libertà per chiunque di pensare che mi commuovo davvero per poco.

  4. Che peccato che siamo lontani, perchè amo molto la musica Gospel… evvabè, bella descrizione, in effetti sembrava di esserci.*** Ciao! Arthur ***

  5. Mi fa piacere che ti piaccia il gospel, Arthur. Certamente non ti mancheranno occasioni, su nel gelido nord (ma che ce stai a fa’ lassu’? Sole, mare, pizza…)ci sono molti cori di valore….Io sto sparando le ultime cartucce… anzi, no, sono ancora le prime, che non le avevo mai sparate…. ma l’umidità mi MINA le polveri….ma insomma, sempre le mie cartucce sono….o erano cartacce? Non mi ricordo, sono un po’ confuso…..Ogni tanto passo da te, ma accidenti, non c’ho testa di questi tempi, davvero, sono stanco, vorrei dormire 4o anni, così mi ritrovo di la’ dal deserto e le mura di Gerico stanno davanti a me. Giosue’ farebbe il resto del lavoro.

  6. No, Joushua e Jerico, no!!!😀PS: ma mercoledì che si riprova ancora, per l’ennesima volta? L’unica consolazione è che prima c’è lunedì (ehhhh) e martedì (ossignore) e così hO la scusa se arrivo SGOLATA!!

  7. Ti ringrazio e mi commuovo per il nostro meraviglioso viaggio da te meravigliosamente e appassionatamente descritto !!!! Finchè il Signore ci guarderà noi continueremo a navigare verso di lui senza tempeste e con il vento in poppa ed io spero di essere un buon tramite per il suo volere !!!! Non so davvero come ringraziarti per quello che dici e sono felice di aver trovato un grande amico !!! Spero ti appassioni sempre più a quello che facciamo e che il Signore continui a volerci bene come ha fatto fino ad ora permettendoci di conoscerci !! Un abbraccio By il Coach ih ih ih ih !!!!!

  8. Ciao, Coach!Mi fa tantissimo piacere che tu sia venuto a trovarmi in questa casupola che sto costruendo. Questo fa il pari con tutti i palloncini che mi hai fatto gonfiare!🙂 Per il resto, spero ti sia chiaro: sono felicissimo di averti incontrato, e in questo è stato un bello strumento l’insistenza della mia Sirena privata.Grazie per la tua gioia e la tua passione, grazie di cuore!

  9. Ciao Brandy,sono stato sul tuo sito delle foto di famiglia e trovo che sia stata una gran bella idea.Tra le altre cose, è molto bella anche la foto che hai messo in questo post.Buona giornata.Arthur

  10. Grazie, Arthur. TRa l’altro, come hai visto, l’album è andato on line i primi di settembre. Ho fatto giusto in tempo a prendere il portatile – che funziona per miracolo – e andare a casa dei miei a far vedre il sito… mio padre è morto il 28 dello stesso mese, durante il famoso black-out che blocco’ l’Italia. E io, come al solito, non c’ero.

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