A praying spirit

Come ogni anno, ormai un’abitudine, la sera di pasqua c’è il concerto del Prato Gospel Choir diretto da Leandro Morganti. Insomma, SIAMO NOI!

Praticamente, ricordo per i distratti di cosa si tratta: la Prato Gospel School (prima scuola di gospel a Prato, diretta e amata da Leandro Morganti ) ha debuttato, col nome di Prato Gospel Choir, la sera di pasqua 2009. Da allora abbiamo mantenuto questo appuntamento col quale intendiamo ringraziare del cammino percorso e ricaricarci gioiosamente per un nuovo anno di gospel insieme.

Quest’anno mi pare che abbiamo avuto un avvicinamento particolare a questo evento, con un seminario durato due giorni – e concerto finale – e una partecipazione ad un evento presso il Teatro Metastasio. Occasioni, credo,  nelle quali abbiamo avuto occasione di ripensare e rivalutare il nostro percorso, le nostre motivazioni, ciò che ci muove, insomma, e continua a spingerci avanti.

Occorre dire che non è stato possibile preparare adeguatamente questo concerto dell’Anniversario.  Gli eventi di cui sopra, che ci hanno assorbito per alcune serate, l’ingresso di alcuni corsisti – coristi nuovi (e qui, devo aggiungere nota del tutto personale, con mio grande piacere, mia figlia Giulia e la partecipazione dell’altra figlia, Marta, al seminario insieme a noi) brani nuovi da studiare, eccetera eccetera, ma…. in fondo queste cose non ci fanno paura, specie in questa occasione. E’ la nostra festa, festa che vogliamo condividere e, credo, ciò che ci preme maggiormente, in questa occasione, è essere ciò che siamo, così, semplicemente, familiarmente.

E dunque, la macchina si è messa in moto come al solito, coi volantini e gli annunci su facebook, gli inviti e il passaparola come da prassi.

A me piace tantissimo questo concerto. Mi pare sia un momento nel quale proprio posso essere me stesso, felice di cantare, di stare insieme ai miei amici, quelli coi quali ho condiviso mesi di lavoro nel nostro “bunker”, fatica, ripetere, ripetere, correggere, correggere (e il coach, che si chiama ancora Leandro, pazienza, pazienza, aggiusta, aggiusta…..)

Quest’anno, tra l’altro, la nostra preparazione è stata più spirituale che tecnica. Leandro ci ha invitati a considerare maggiormente il nostro aspetto di “gruppo” (beh, in effetti io avrei voluto scrivere “comunità”, ma….) cioè insieme, amalgama, unità d’intenti, desiderio di “raccontarci” ma soprattutto di “essere” il più possibile “fraternità”.

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E’ sempre bello arrivare verso le 19 alla chiesa dove avremo il concerto (che poi è la parrocchia che ci ospita), o almeno per me lo è. E’ un po’ come scendere dolcemente in un mondo diverso, col sole che tramonta, la giornata che si avvia al suo termine, e il nostro concerto che si avvicina, gli strumenti che vengono disposti, preparati, le voci tenute basse, come in un tempo sospeso nel quale pian piano arrivano tutti, ci si saluta, si scambiano due chiacchiere.

Devo dire che quest’anno sono arrivato al concerto stanchissimo. Addirittura incerto se cantare o meno. Avevo avuto una settimana un po’ pesante e stavo risentendo tutto insieme…. Insomma, avevo anche paura, perché non sapevo come avrei potuto giustificare (prima di tutto a me stesso) una eventuale mancata partecipazione, ma ero davvero … a pezzi.

Il tempo passa, gli strumenti a posto, facciamo una piccola prova  (piccola, ma molto, molto intensa) e poi andiamo a prepararci per l’inizio del concerto. Come sempre, un po’ di chiacchiere, qualche scherzo leggero, ma già è tempo, ci prendiamo per mano, Leandro ci ricorda e chiede per noi la forza di testimoniare, di ESSERE. Più che le parole, è la voce rotta dalla commozione di Leandro, i suoi occhi lucidi, gonfi come una diga che stia per cedere, è l’amore che sentiamo  in lui per ciò che facciamo che ci danno una nuova carica, e usciamo verso il nostro concerto…..

La prima canzone è “A praying spirit” , tema e contenuto di questo concerto.  “Signore, dammi uno spirito di preghiera, Signore, insegnami a dire SI!”

Credevo sinceramente che alla fine avrebbe vinto la stanchezza, ma la gioia di stare insieme, di cantare insieme, di cercare , ancora una volta, di raccontare ciò che sentiamo dentro spingere e lottare per uscire, ha avuto la meglio, e mi sono buttato nel concerto, certo non col meglio di quello che so fare ma col mio desiderio vivissimo di esserci, di stringere, ed essere stretto, in questa morsa di musica e di amore, di fatica e di gioia, di condivisione, di piacere di essere vicini, di sostenersi, di andare insieme…..

E’ finito, il concerto, con un momento nel quale sono venuti a cantare con noi quelli che hanno condiviso con noi la gioia di cantare, cori amici, amici coi quali abbiamo cantato assieme….ed è stato significativo, secondo me, che di fronte ad una richiesta di bis (che di solito non facciamo) abbiamo cantato “Be glorified” il pezzo che forse piu’ di tutti rappresenta la nostra storia. E dopo, i saluti degli amici che ci sono venuti a sentire, e la stanchezza che mi riprende del tutto, ma ancora un passo, irrinunciabile ormai, andiamo a mangiare qualcosa insieme come di tradizione. Chiacchiere, impressioni, la birra fresca è una delizia, ma ad un tratto, ecco cio’ che ha pagato, per me, tutta la fatica, ecco ciò che per me è stato il momento piu’ bello di questo concerto. Ho alzato gli occhi dal mio boccale, vedo Leandro che si alza dal tavolo, va verso Sergio, suo padre, presidente dell’associazione, ma soprattutto grande tifoso e sostenitore della Prato Gospel School… è un abbraccio bellissimo, tra loro, e mi commuove profondamente, sono felice della loro felicità. Cosa si può volere più di tutto questo?

grazie, grazie di cuore a tutti. Grazie Leandro, grazie Sergio!

6 thoughts on “A praying spirit”

  1. C’è una parte pulita del mondo che dà la forza di sopportare anche l’altra, e sperare di poterla cambiare.

    Grazie Brandy (e grazie Leandro, anche se non ho avuto ancora l’opportunità di incontrarlo).

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