La Fucina

Un Pezzo di Ferro

Si sentiva forte. Forte come non mai. Massiccio, indistruttibile. Era fatto del miglior acciaio, nato nella fiamma dei forni, resistente a tutto….ma cosa faceva adesso? Cos’era quella ruggine che lo copriva come un velo, cos’era quella sprecisione nel taglio delle sue forme? Era un ritaglio, solo un ritaglio, uno scarto, buono solo per far da zavorra, o esser buttato in qualche fornace, ed essere fuso di nuovo.

Le giornate passano, e i mesi, il sole, la pioggia, il gelo e il caldo; a volte lo spostano un poco, per far posto, come fosse davvero un ingombro, e la ruggine già colorava la terra intorno a lui di un rosso che sapeva di tramonto…..


Il Fabbro

Nel deposito di rottami venne un giorno il  vecchio Fabbro. Aveva visto giovani lavorare il ferro, ma avevano troppa fretta, e la fretta  non è un buon  artigiano. Non se vuoi fabbricare una lama.

Aveva perso la sua bottega, il Fabbro, in un disastroso abbandono durato anni, quando sembrava che niente avesse più senso, quando non si trovava di che alimentare la fucina, quando nessuno voleva più sentir parlare di sudore, di fatica, di umiltà. Decise allora di sistemarsi nel deposito di rottami, costruì una tettoia, in qualche modo, e la fucina, e il mantice, e fu pronto.

Serviva una incudine. Pochi vogliono essere “incudine”, uno che sta lì, con la schiena piegata, a prendere martellate….Ma se non si trova una incudine, forse si può trovare un pezzo di ferro, tra i rottami, rottame anche lui, che abbia la pazienza di stare sotto al martello e sotto alla lama….

Un Pezzo di ferro

…vide il vecchio Fabbro avvicinarsi, guardarlo, pesarlo con lo sguardo, stimare le sue forme, e poi pensare a una base che  lo sorreggesse, quel grande ceppo che già era sotto la tettoia della fucina, accanto alla fiamma ardente. Non capì nemmeno cosa stesse succedendo, come mai venisse spostato dal mucchio del ferro inutile, del ferro da zavorra, del metallo da fornace, perché venisse inchiodato al grosso ceppo, fermato definitivamente, fissato. Vide il martello alzarsi, e ricadere, e lo accolse sulle sue spalle, e quando sentì la forza del colpo disse “Accidenti, questo sa davvero usare il martello” , e produsse un suono melodioso, mentre un po’ di ruggine cadeva a terra, e riappariva la sua antica lucentezza.

Il Fabbro

accese la fucina, la alimentò, guardò il carbone sbiancare nelle fiamme. Provò il mantice, e la fiamma brillò ancora di più, e mille faville festose si alzarono verso il cielo, e il fabbro sorrise, sentendo la forza del fuoco davanti a sé. Prese allora una barra di metallo prezioso, di acciaio del migliore delle migliori ferriere del paese, e la mise sulle braci ardenti, finché non fu incandescente, poi l’appoggiò alla sua nuova incudine, alzò il suo martello, e cominciò a battere. Scaldava, batteva, e la barra prendeva forma, e anche l’incudine cominciava a capire, e aiutava il lavoro del Fabbro, ed era come se sapesse come “tenere” il colpo, ora più forte, ora più delicata, e intanto la ruggine cadeva, e l’incudine stessa ad ogni colpo rimaneva segnata, tanto che avresti potuto dire la storia di ogni colpo, la metamorfosi quotidiana, e il dolore dell’incudine (e quale doveva essere, allora, il dolore della lama che veniva forgiata?).

E il lavoro andò avanti. L’incudine, in verità, si meravigliava del lavoro del Fabbro. Si era abituata anche a sentire il dolore,  ed era questo che faceva di lei una incudine adatta alla fabbricazione di una Lama. Perché, alla fine, aveva imparato a capire il lavoro del Fabbro, ad ascoltare il crepitare delle fiamme, lo strisciare del martello, il battere, si era abituato a non vedersi più coperta di ruggine, a vedersi tutta segnata da piccoli incavi, come mille onde nel mare. Come onde scintillanti sotto il sole.

….

Un giorno, il Fabbro terminò il suo lavoro. Oddio, non sarebbe giusto dire in questo modo. Il lavoro del Fabbro non finisce mai, di continuo la lama deve essere aggiustata, corretta, deve ripassare dalla fucina, e sotto al martello e sull’incudine….e la cosa è buffa, ma l’incudine, così come ha conosciuto il martello e il Fabbro, adesso ha imparato a conoscere la Lama, e si preoccupa per lei, e chiede sempre al Fabbro di averne cura, di proteggerla, ma anche di farla combattere, di provarla. Ha imparato ad amare la Lama. Il Fabbro guarda, sorride, e spinge sul mantice.  E’ un lavoro paziente, il suo, un lavoro paziente…

————————————————————————————————————————————————–“Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto. (Lettera agli Ebrei,  4,12-13)

“Teneva nella sua destra sette stelle e dalla bocca usciva una spada affilata, a doppio taglio, e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza.”  (Apocalisse, 1,16)

5 thoughts on “La Fucina”

  1. Beh, c’e’ voluto del tempo, ma alla fine ho deciso. ERa da molto, ormai, che si parlava di questa cosa col Coach. Si, perché l’idea è sua, e a me toccava solo di scriverla. Spero di essere stato fedele al cuore dell’idea. Non vorrei sciuparla per niente al mondo.

  2. Che dirti, non solo mi emozioni sempre, ma quello che mi dici arriva forse, arriva sempre, nel momento in cui ho bisogno di sentirlo.

    O forse abbiamo solo bisogno di alibi per sopportare il dolore, illuderci che possa essere strumento di qualcosa di meraviglioso. Io ci credo davvero, ma non senza dubbi.

    Ti abbraccio.

  3. Allora ricordati di ringraziare chi questa cosa l’ha pensata.
    Quanto a me, spero di trovare ancora la forza di meravigliarmi……
    Anche a te un abbraccio abbraccioso!

  4. Inizialmente, prima di leggere il primo commento, ho avuto un pensiero. Poi, letto il primo commento, mi sono ritenuta e domandata a più riprese cosa mai volessero intendere quei due (si, peggio dei telefiml anni 70, quei due..)
    Poi Brandivino mi ha dato una spiegazione e mi sono detta che il mio pensiero iniziale non era poi così lontano dalla realtà: non conoscevo gli ATTORI, ma gli INTERPRETI erano parecchio chiari.

    Ho pensato al fatto che il Fabbro si pende cura di tutti gli arnesi che ha, non solo degli oggetti che produce. Dal pezzo di ferro lasciato alle incurie del tempo al martello ed alle pinze. Il Fabbro non lascia mai niente al caso, sembra a volte che lasci correre il tempo sulla lama da rifinire ma poi, quando la riprende, la rilucida e l’affila, la ritempra e le dona una nuova elsa… ed la spada, una volta rilucente di un accecante bagliore, non ricorda più del martello e dell’incudine… finchè il Fabbro non vede che c’è da rifilare la lama.
    Il povero pezzo di ferro dell’incudine non se la deve prendere: le spade sono così contente della loro lucentezza che si sono scordate di chi HA RETTO il peso delle martellate affinchè la lama venisse perfetta… poi, ogni tanto, di solito al momento in cui iniziano a perdere il filo, le spade trovano qualche parte che non è del ferro originario con cui sono state create e si domandano come quella particella sia venuta a fondersi con loro… e quando ricordano, allora si che sono SPADE!!!!

    CAPITO COACH??!! Mi dispiace, ma devi ricordartelo te… noi ci si perde troppo facilemente nella danza della musica del vento…

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