12 giorni dopo

Vorrei riuscire a riprendere il discorso sul concerto di pasqua della Prato Gospel School, vorrei tentare un discorso più razionale, più freddo, ma mi rendo conto che ancora, parlando con gli amici della scuola, o parlando in casa, il tema sia tutt’altro che freddo.
Dico la verità, chissenefrega, lasciamolo lì caldo, bollente. E’ così che lo sentiamo.

In fondo non poteva essere diverso. Abbiamo lavorato per cinque mesi con impegno e costanza. Giusto che il risultato del lavoro sia prezioso per noi, al di la’ della qualità oggettiva della nostra performance.
Parlando delle nostre lezioni, un po’ di tempo fa (ormai un bel po’ di tempo fa) dicevo più o meno “onde su, onde giù, siamo come spezzatino in mezzo al mare”, volendo significare il metodo di lavoro del Coach: non c’e’ tregua, non ci si ferma a chiacchierare, a meno che non sia assolutamente necessario. Interruzioni infinite, sulle singole parole, su ogni frase, intonazione, pronuncia, espressività. Se si cambia canzone non si dice nemmeno il titolo, il Coach suona e noi cantiamo. In fondo è semplice. Il Coach non si ferma mai.

Date queste premesse, e dato anche che il Coach – che si chiama sempre Leandro – è un tipino esigente, si può immaginare che ci fosse in giro un po’ di tensione, quando abbiamo cominciato a sentir parlare del giorno di pasqua come data per il nostro debutto.
Un po’ di tempo fa gli avevo chiesto, al Coach: “ma a noi non ce la fai cantare Total praise?” E, dico la verità, la risposta mi aveva fatto un po’ male dentro: “voi non ce la fate, non siete pronti.” Ma…. proprio a ridosso del concerto, forse un mese prima, forse meno, saltano di nuovo fuori un paio di brano di quelli che ci fanno tremare dentro, e uno stacco alla fine di uno di questi, quasi uno scherzo, Total praise si affaccia nella nostra vita di corsisti – coristi.
La difficoltà per noi era davvero notevole, e trovarci alla prova generale con questo brano inserito in scaletta non è che ci facesse sentire tranquilli, no, per niente.
Il nostro appuntamento era alle 18 la domenica di pasqua, per fare una prova, scaldare un po’ la voce, mettersi calmi e concentrarsi su quello che dovevamo fare.
A me ha fatto uno strano effetto vedere di giorno il luogo che di notte ci è diventato tanto familiare, il bel giardino, gli alberi che nascondono la strada, una bella luce calda, la tranquillità, davvero. Sono andato fuori a fare due passi. E’ dal giorno prima che sono completamente senza voce, di cantare non se ne parla proprio, c’e’ solo il Coach che dice che non ci sono problemi, che potrò cantare….
Il fatto è che questo concerto per me è importante. Voglio vedere se è vero, se è come penso, se noi – il Coach e la Prato Gospel School – abbiamo qualcosa da dire, qualcosa da raccontare, un messaggio da trasmettere, oppure se abbiamo solo dei brani da eseguire. Perchè, se così fosse, ne sarei davvero deluso. Meglio prendere un disco, andarsene in mansarda, per chi ce l’ha, e ascoltarselo in santa pace.
Stare tre ore insieme, prima del concerto, ci fa bene. Chiacchieriamo, ci raccontiamo speranze e paure, ci incoraggiamo. La tensione sembra allentarsi e…. è già tempo di cantare.
Nel frattempo la voce è tornata, come promesso dal Coach, e già sono più allegro, solo per questo fatto. Posso cantare, canterò. Adesso.
Il nostro gruppo è diventato un bel gruppo davvero. Ci sentiamo forti, insieme, ma anche bisognosi gli uni degli altri, e questo ci da una forza diversa. Non abbiamo più paura. Io non ho più paura. Cominciamo a cantare, sentiamo il calore del nostro pubblico, e ne siamo riscaldati, rinfrancati. Siamo davvero tra amici, anche se, in fondo, posso dire di conoscere poche persone tra loro. Ma quello che si capisce è che noi siamo qui per loro, e loro per noi. E’ questo che conta.
Cantiamo, e la gioia la sentiamo quasi solida dentro di noi, intorno a noi. Sentiamo continuamente il bisogno di dirci con piccoli gesti che siamo insieme, che è bello stare insieme, ci guardiamo, ci sorridiamo, e le preoccupazioni se ne vanno, grazie anche al Coach che è attento a non alzare la tensione, e scherza con noi, ogni tanto, o si complimenta… Sentiamo che anche lui è accanto a noi. Siamo felici, e cerchiamo di comunicare la nostra gioia agli altri, e pare che ci riusciamo, raccogliamo applausi entusiasti e capiamo che ce la stiamo facendo, che ce l’abbiamo fatta. Il Coach ogni tanto coinvolge la platea nel nostro spettacolo, fa cantare tutti, fa ballare tutti, ed è bello davvero, perchè siamo sempre meno soli. Quando arriviamo in fondo all’ “amen” di Total praise capiamo che il messaggio è passato, che non abbiamo eseguito un bel niente, ma abbiamo cantato con tutto noi stessi, abbiamo raccontato con tutto noi stessi.
La Giada, la nostra piccolina della scuola, ci ricorda, e ricorda a tutti, che dopo tanti discorsi, tanto cantare conta una sola cosa: che siamo venuti nella Casa di Dio e che Lui non sta fuori dalle cose che facciamo nella Sua Casa.
….
La serata finisce al MalaStrana, il nostro pub preferito, dove siamo di casa. Stavolta occupiamo un’intera saletta, e non basta, siamo noi, i nostri amici, tutta la famiglia del Coach, addirittura la Giada, nonostante l’ora tarda, coi suoi genitori. Godiamo, è vero, dell’accoglienza del locale, semplice, rustico, adatto a noi, ma godiamo soprattutto del sentirci vicini, del poterci scambiare a caldo le nostre emozioni, i nostri commenti, poterci guardare negli occhi e dispiacersi soltanto di non riuscire, adesso, a parlare con tutti, ad ascoltare tutti. Mangiamo con calma, beviamo. I nostri occhi ridono. Chissà come siamo buffi a vederci da fuori? Uno sguardo col Coach, un sorriso, il suono delle parole si perde in mezzo alle parole di tutti.
Grazie Leandro, grazie Prato Gospel School.

My life/Total praise

5 thoughts on “12 giorni dopo”

  1. E grazie a te Brandy, che ci hai reso partecipi di questa tua bella esperienza, con le emozioni pre e post concerto, e coi bellissimi video postati su fb.

    fto. una sorella orgogliosa

  2. Ciao ciao

    ma dome ti vengono queste parole??
    Comunque con questo riassunto della serara hai espresso chiaramente quello che tutti, o almeno io, abbiamo provato la sera di Pasqua 2009….
    Che emozione, che bello…sentirsi ammirati e sapere di cantare non solo per noi, ma anche per gli altri e , soprattutto, per Lui!!

    Le note escono da sè…si anche quello che non si chiappano mai alla prima…o sono tutte giuste!! non siamo sicuramente la perfezione, ma sono sicura che dalle nostre voci traspaia quello che é il nostro stato d’animo in quel momento: siamo un “coro” che prova a ringraziare il Signore dei tanti doni che ogni giorno ci dà…e che, troppo spesso, diamo per scontati!!!

    Spero di poter risprovare presto questa sensazione!!

    Anche io voglio ringraziare il coach che ci ha dato la possibilità di pregare insieme! sei veramente GRANDE!!

    Un abbraccio a tutti e alla prossima…Paola

  3. fabione sono senza parole ancora non avevo letto……io tutte le volta cjhe leggo di quella serata mi commuovo non riesco ad esprimere la gioia che hodentro e allora mi rispecchio nelle parole che scrivi, si perchè alla fine il nostro coro è come se fosse composto da un’unica persona un’unica anima tutti insieme uniti a provare tutte queste emozioni forse + grandi di noi…..ringrazio dio per quello che mi ha fatto trovare e ringrazio voi perchè rendete sempre speciale ogni singolo momento della mia vita che passo con voi a cantare,parlare,ridere….GRAZIE DI CUORE

  4. Ciao… son venuta a renderti la visita… il tuo blog sembra molto carino, penso che tornerò a trovarti molto presto, modem in pappe permettendo!😀

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