1991

Mi hai detto che verrai. E adesso aspetto quel momento, e sembra quasi che attenderti riempia del tutto il mio tempo, occupi del tutto i miei pensieri.
Verrai. Ho fiducia in te. E comincio a pensare a dove ci incontreremo, e se ti riconoscerò, e come sarà la tua voce, e come sarai vestito.
Manca ancora un mese al tuo arrivo, ma intanto ho saputo a quale stazione arriverai. Vado a vedere, vado a pensare come sarà. Salgo le scale, e penso che le scenderò con te tra un mese, penso che staremo già chiacchierando come vecchi amici, magari di questi giorni di confusione, di attesa, di timore. Vado a guardare i binari. Arriverà qui il tuo treno, alle sedici di una domenica tra quattro settimane. Arriverà. Sentirò l’annuncio dall’altoparlante, e aguzzerò gli occhi giù lontano sui binari, dove tutto si confonde in una leggera nebbiolina, tra i segnali rossi e le linee elettriche, tra vagoni in sosta su binari morti e motrici di servizio nello scalo merci, a spingere stancamente brevi convogli.
Adesso provo a spingere ancora più in là il mio sguardo. Oltre il visibile, verso il luogo dal quale tu arrivi. Mi viene voglia di mettermi a seguire a ritroso il tuo percorso, sapessi che è possibile, lo farei. Ma no, devo aver pazienza. Mi perderei, ti perderei. Per me questo binario si perde nel nulla, troppe fermate, troppi paesi sulla tua strada, e poi, come trovarti? So che tu mi conosci, mi hai telefonato all’improvviso, pensavo a uno scherzo, a un sondaggio, a qualche trovata cretina di qualche amico. Ma eri tu. Non sapevo di essere sulla tua rubrica, non sapevo nemmeno che tu avessi una rubrica.
Cerco di ricordare la tua voce, ma non ci riesco, ma tu guarda un po’ se uno deve pensare anche a ricordarsi una voce…
I miei amici sanno del nostro incontro, mi dicono anche loro “Abbi pazienza” , ma intanto il mese è passato, e al sabato notte non riesco a dormire.
Domani. Domani. Basta far passare questa notte e sarà domani, il giorno che verrai.
Ci troviamo la mattina, nel giardino davanti la stazione. Ridiamo, scherziamo, ma la mia testa è sui binari, i miei occhi sono sui binari, il mio cuore è sui binari, e devo ancora aspettare.
Pranziamo allegri, anche io cerco di scherzare, ma sento che è solo la mia voce che scherza, io non ce la faccio, non ho testa, non posso. Non riesco ad andare oltre un commento sul vino che bevo, sulle patate arrosto, che sono un po’ malconce. Quello che conta è che tu verrai, tra poco, tra poco.
Sento che in stazione continuano ad annunciare treni in arrivo e treni in partenza, dieci minuti, poi chiameranno il mio treno, il tuo treno, il nostro treno.
Salgo ai binari, gli amici non mi accompagnano. E’ un momento per me, solo per me, saranno ad aspettarmi, ad aspettarci, ad abbracciarci dopo, quando sarai venuto.
Ecco, lo annunciano, stai arrivando. Mi sporgo per vedere il tuo treno spuntare, per veder fare quella leggera curva che lo indirizzerà da me, qui davanti. Presto! Presto! Ecco che arriva! Ecco che viene! Stridono i freni, dove sei, dove sei!!!! Il treno è fermo davanti a me, i passeggeri scendono, ma tu, tu, dove sei? Non ti conosco, non ti ho mai visto, eppure sono qui ad aspettarti, e cerco di vedere tra la gente che scende, tra la gente che passa, tra la gente che esce, ma non ti vedo, non c’e’ quasi più nessuno, non é possibile, hai promesso, hai promesso.
Improvvisa una voce, dietro di me, il mio nome detto con calma, mi volto, sei tu, sei tu? Certo, chi potrebbe essere! Ti abbraccio, mi abbracci, affondo il viso nella tua spalla, mi stringo a te. Sei arrivato, tu mantieni le promesse.
Gli amici, fuori, stanno già facendo festa per noi. Cantiamo, danziamo, ridiamo. Ci guardiamo negli occhi. Che importa se viene la notte? Con te notte e giorno sono la stessa cosa.

6 thoughts on “1991”

  1. Se mi hai sorpresa e commossa, e tirato fuori lacrime che non sapevo più d’avere dentro! Caro Sire di Lamarossa, ti scriverò via e-posta perchè i commenti sono tanti, buoni, mellon nin. Daniela Giledhel (dalla Fattoria-Fortezza di “Foresta-dietro-le-Spalle”)

  2. E meno male che ci si conosce VIS-A-VIS, che non ci avevo capito niente… adesso MOLTO di più!!!Bello, rende davvero l’idea… e tu sai che il tempo dell’attesa, per me, è il tempo migliore.

  3. Carissime Daniela e Eliduin, quello commosso adesso sono io, davvero. E credo anche di dovere un po’ di spiegazioni a chi non le ha avute, e anche ringraziare per la pazienza….Questo 1991, in effetti, era intitolato “mi hai detto che verrai”. Qualcuno, anni adietro, mi chiese cos’e’ per me attendere, come “vedo” l’attesa, come la vivo, e feci l’esempio di uno che aspetta una persona, un amico molto caro, che deve arrivare dopo molti anni di assenza, col treno. E quindi ecco questo racconto, che è però intessuto anche di verità, come sa bene Eliduin (che glie l’ho spiegato ierisera), e cioè non si è trattato solo di un’attesa qualunque, ma il protendersi verso un evento desiderato, che davvero puo’ cambiare l’esistenza.Non vorrei parlare qui, direttamente, di questo fatto, ma ai curiosi che mi chiederanno rispondero’ volentieri, privatamente. In questo momento non me la sento di spiegare troppo, penso che non sarebbe, probabilmente, nemmeno giusto.(comunque sia, dato che potrebbe venire il dubbio, non sono omosessuale)In quello stesso periodo (1991) scrissi anche questa cosa, che forse potrà chiarire un po’ almeno.ATTESAVieni con passo dolce….non sembra che cammini,ma l’attesanasce come cometa, e corre il cielo.Quale sia la tua stradaognun lo vede, se veglia nella notte, nell’attesa.Il silenzio e la voce tu confondinel bisbiglio di brezza per chi ascolta.Come ti aspetto!Teso come una corda tra il passatoche mi urge alle spalle, e mi richiama,ed il futuro che non vedo, invece…Nella Tua Mano tienimi, Signore!La notte è ancora lunga, e aspettola Tua alba promessa.

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