Just as I am

Non so perchè ho sentito improvviso la necessità di scrivere questo post. Non so nemmeno se ci riuscirò, ma vorrei provare a fare pace con me stesso, se possibile, ad accettarmi, a prendermi così come sono.
Il fatto è che mi sento come se fossi troppo mescolato, troppo complesso, troppo diverso da me stesso. Troppo lontani i miei poli, e anche l’equatore non è messo meglio. Forse non esiste nemmeno.

Scopro dentro di me una sensibilità… come dire, ambivalente. A volte sono troppo freddo, altre troppo delicato, dolce, fragile. Talvolta, e sono casi un po’ speciali, riesco a mettere a frutto queste mie due qualità, o modi di essere, compongo in modo unitario quello che avverto spesso come diviso, lacerato. Da una parte una sensibilità molto forte, che non poche volte mi crea imbarazzo, dall’altra una freddezza e una lucidità che non so capire come possano camminare insieme.

Lo scorso dicembre, il giorno 30, è morta la mia mamma, dopo due anni di sofferenze terribili. Io e mio fratello, e la badante, che è stata per noi davvero dono di Dio per la nostra famiglia e per la mia mamma, l’abbiamo assistita come meglio abbiamo potuto, sapendo sempre che in fondo a questa storia ci sarebbe stata la morte, che siamo arrivati a desiderare arrivasse presto, perchè lo strazio di quella sofferenza non era sopportabile. La mamma è morta la mattina dopo che io l’avevo vegliata in ospedale, e io ero a casa, in quel momento, a letto a riposare. Mi ha telefonato mio fratello, due volte in breve tempo, sempre uguale, anche quando è morto mio padre, mio fratello mi ha chiamato, se la vuoi vedere ancora viva vieni subito, ma dopo due minuti la seconda telefonata: fa’ pure con calma, non scappa più niente, ormai.

Siamo andati tutti all’ospedale. io, mia moglie, le mie figlie; c’erano gia’ anche mia nipote e la mia cognata. Deqaa, la badante piangeva disperata.
Io ho pensato che doveva succedere, che lo sapevamo, che nessuno aveva soluzioni per questa storia. Pochi giorni prima un’anziana signora era stata uccisa dal marito, che si era reso conto di non poter piu’ fare niente per lei, con tre colpi di pistola proprio nel letto davanti a quello di mia madre, che era ancora abbastanza lucida da vedere e capire, e da ricordare. Ci sono voluti due giorni per pulire il muro dal sangue e la mamma ha detto che le era rimasta la foto di questa “pittura” fissa nel cervello, e la sognava la notte e ogni volta che si appisolava. Non credo che avrebbe desiderato di finire così anche lei, con un colpo di pistola, ma non ce la faceva più, non ce la faceva più…..

Mia moglie è stata preziosa. La data del 30 dicembre non era la migliore per morire, per trovare un medico legale, per mettere insieme i pezzi di una vita finita, per dare modo ai molti che avevano voluto bene alla mamma di poterla salutare per l’ultima volta, ma lei ce l’ha fatta.
Abbiamo celebrato il funerale il 31 pomeriggio, io ho cantato e suonato per lei, con l’aiuto di alcuni amici, in particolare di Marco, quello che ogni tanto ricordo su questo blog. Ho voluto cantare per lei “swing low, sweet chariot” alla fine, per cercare di accompagnarla in qualche modo. Non ho pianto nemmeno una lacrima. Mi domando perchè, e non trovo risposte.
Perchè per il resto sono fragile, e mi commuovo con una facilità davvero inquietante quando avverto dentro le storie che leggo, o nei films che vedo, i sentimenti più profondi, e mi pare di viverli in prima persona, tanto che a volte devo spegnere la tv, o peggio, andare un po’ nel corridoio del cinema, perchè non riesco a sostenere, sopportare, quello che vedo.

Eppure penso di essere un duro. Di riuscire a resistere a qualunque cosa. Di riuscire a metabolizzare, di lasciare dentro di me la disperazione e riprendere a lottare, anche quando non vedo vie d’uscita.

E forse è davvero così che appaio, incerto, ondivago. Forse anche inaffidabile. Talvolta impresentabile. Ma…. è così che sono. Just as I am

8 thoughts on “Just as I am”

  1. a scelta di pubblicare a corredo di questo post due foto mie (autoritratti) diverse, diverse ancora dalla foto che uso come immagine ufficiale (che non è certo bella, ma è cio’ che io penso di sembrare, quindi spero “reale” )dipende proprio dal voler parlare di me, di questo mio essere talvolta opposto, estremo. Mi scuso, non è comunque desiderio di apparire… la bellezza (seppur ci fosse stata) ha gia’ sbacchiato la porta da tempo….

  2. Caro Brandy, poli lontani, equatore che all’improvviso zigzaga anziché essere fisso, immobile, oppure scompare, e noi siamo “mescolati”, e non ci capiamo più niente: non mi è nuova questa sensazione, come non mi è nuovo tutto il resto che descrivi.Non mi è nuova la morte di un genitore che ha sofferto troppo, e a cui non si è potuto dare l’ultimo saluto. Non mi è nuovo il non piangere.Non mi è nuovo, riguardo l’altra signora e suo marito, che chi ama tanto una persona possa desiderare così profondamente che non soffra più: è impazzire fare quello che ha fatto lui? Forse.Ma mi ha ferito tanto sapere che tua madre è dovuta morire con quell’immagine negli occhi e no, certo che non avrebbe desiderato finire così.Non mi ha stupito Deqaa, anche questo succede, stranieri che arrivano nella nostra casa prima per lavoro, per bisogno di vitto e alloggio, e poi diventano membri della famiglia, animati da affetto profondo, sincero, e ci vogliono più bene di parenti più lontani, e allora ti fa effetto chiamarli “badante” o q.a.Che devo dirti, forse sono “troppo mescolata” anch’io.E anch’io non ho pianto quando ho perso mio padre: perché? Perché i dolori più grandi li censuriamo, forse semplicemente non li accettiamo.Tu dici “penso di essere un duro”: non sei un duro, fratello, i duri col cuore non esistono. Non cambieresti canale se lo fossi. Ne ho conosciute di persone che dicevano “Sono una roccia”, affrontavano tutte le difficoltà della vita, ma diventavano mozzarelle davanti al dolore altrui, perché l’empatia, la solidarietà, la comprensione, nn sono cose che se uno prova può nascondere nel cappello.Che dirti ancora? Sono così mescolata anch’io…

  3. Ho usato la parola “badante” solo pèer far capire.Mi vergogno di quella parola usata per Deqaa. La mamma non la voleva, non voleva nessuno, e poi Deqaa è musulmana, la mamma cattolica, non poteva accettare questo, no, non poteva. Ma il cuore delle persone, a volte, è più grande di quanto si immagini. Deqaa è diventata madre, sorella, amica di mia madre. badante mai. Ha sempre fatto tutto (ed era molto, molto davvero! Non esistevano orari, in pratica)solo per amore (certo, aveva il suo stipendio, ma nulla di che, intendiamoci, e mangiare mangiava quanto un moscerino, per la paura di ingrassare, tant’e’ che si è ritrovata anche una bella anemia), e le cose fatte per amore riescono molto, molto, molto meglio.

  4. Guarda che era chiaro il vostro affetto e il vostro considerarla una di famiglia: quando hai usato il termine badante, si sentiva lontano un miglio che lo ritenevi riduttivo, e trasudava la riconoscenza nei confronti di questa persona, la cui presenza e cura per tua madre sono andate ben oltre il “mandato”.

  5. Caro Brandy, delle tue righe mi stupisce il modo meraviglioso che hai di scrivere e di descriverti. Ma non mi sorprende il contenuto. Perchè non ci trovo nulla di strano. Che tu sia speciale, particolare, questo l’ho percepito dalle prime righe che ho letto di te. Ma non c’è niente di “anomalo” nelle tue polarità (sensibilità e freddezza) che tutti, infondo, abbiamo. Tu ne sei consapevole: è questa la peculiarità rara che ti contraddistingue. Siamo tutti contraddizioni viventi, e infondo è bello così, sai che noia, altrimenti!Quanto alla reazione alla morte di tua madre… beh, io non ho versato una lacrima al funerale di mio padre. Anzi. Ho passato il tempo -perfino durante il mio discorsetto in chiesa – a dire alla gente di stare allegra, perchè papà avrebbe voluto così. Come ho fatto? Non lo so. Era cinismo? No, era la MIA reazione, la MIA PERSONALISSIMA REAZIONE (oltre al fatto che papà stesso mi aveva chiesto di tenere quel discorso in chiesa e di preoccuparmi che tutti stessero bene e su di morale).Lutto non vuol dire necessariamente strazio gridato e pianto. Magari si traduce in piccole attenzioni silenziose.Le lacrime, poi, sono arrivate, dopo un paio di anni, pensa un po’. E non poi così tante.Infondo era papà. Ok, e allora? Io l’ho pianto senza lacrime. Ma sa il Cielo se l’ho pianto.Non spaventarti di te, ma scava dentro le pieghe della tua anima, tanto più affascinante, quanto più non è lineare e semplice. Non esiste viaggio più affascinante.

  6. CAra Engel,non è un grande vantaggio scrivere più o meno bene (ammesso che si possa dire che io scriva bene)oppure il riuscire a descriversi….Si dovrebbe trovare vantaggio da queste cose, dovrebbe essere un modo per migliorare se’ stessi, guardandosi allo specchio, un po’ come quando ci si trucca… ecco, serve una correzione alle ciglia…. prolungare appena il profilo dell’occhio, mitigare un po’ un labbro superiore troppo “forte”, trovare le combinazioni di colore, di sfumatura piu’ adatte. Anche io sono capace di dire: “Accidenti, che naso, sembra la gobba di un cammello” ma da questo a farmi una plastica facciale… la strada è lunga.“Just as I am”, così arrivero’ anche io alla fine della mia strada. Mi rendo conto che mi mancano molte cose per essere quello che io vorrei, ma è una lotta davvero dura, e non sto vincendo proprio, no.Così, a volte, si vorrebbe essere come tutti, in fondo, capaci di gridare anche in modo esagerato la propria disperazione, ma non per la morte, che prima o poi arriva, ma per una sofferenza che appare incomprensibile, a volte. Una sofferenza contro la quale non puoi fare niente.Sì, in effetti il mio gridare se n’e’ andato nel cantare, nel benedire il Signore, perche’ siamo ricchi, e non lo meritiamo, del Suo amore. Perchè alla fine troviamo la forza.Ti amo, Signore, mia forza,Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;mio scudo e baluardo, mia potente salvezza. (sal 18)Ma rimango fragile, e mi guasto con niente.Adesso, adesso avrei voglia di piangere, ma non ci riesco.Grazie, comunque, della tua risposta.

  7. La partenza dai Porti Grigi, verso l’incredibile Isola Immortale, tappa di mezzo o sola meta… Tolkien mi ha suggerito consolazione e attenuato il dolore per la morte di mio padre, a me agnostica dolente… Non mi viene da scrivere nient’altro…. Sarai per sempre amico dell’amica che ha aiutato tua madre ad andarsene. Giledhel

  8. Tolkien ha avuto questa felice intuizione dell’isola al di la’ di un mare che non è “attraversabile”, della terra della consolazione e della pace, della terra dell’incontro alla fine di un lungo cammino.Vorrei davvero che tu cogliessi questo suggerimento del “nonno”, e trovassi consolazione.E, permettimi per un istante, se questa immagine solleva davvero il tuo cuore, prova a seguirla fino al suo punto d’origine, senza aver paura. Un abbraccio fortissimo.

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