Ripensandoci


Alcune sere fa sono andato, col mio fido amico Marco, ad una rassegna di cori a Pistoia. Esperienze molto diverse, cori più o meno esperti, ma in genere un programma della serata che pareva promettere bene. Uno dei quattro cori presenti aveva partecipato giovedì scorso ad una serata gospel nel duomo di Prato, serata alla quale ha partecipato anche il coro nel quale mi onoro di cantare.
Insomma, nulla di strano, senonche’ era davvero molto tempo che non assistevo ad un concerto. Quando canti nel coro, canti, e il concerto lo sentono gli altri, e magari rischi di dimenticarti……
————–

Capitò che un amico mi invitasse ad un concerto gospel in una chiesa cittadina. Si trattava di un coro che da tanto desideravo sentire ma non ero mai riuscito, quando perchè la notizia mi arrivava tardi quando per….. le solite coincidenze della vita. Stavolta, però, ce l’avrei fatta, sarei andato al concerto, curioso come ragazzino.
Arrivo presto, come al solito, e sto a passeggiare davanti alla chiesa, aspettando il fido Marco, ma incontro anche altri amici e nell’attesa ci mettiamo a chiacchierare. A quanto pare io ero il solo a non aver mai sentito questo coro, mi sentivo proprio uno sprovveduto (e magari avevo ragione, eh!)
Insomma, con un po’ di ritardo viene annunciato l’inizio del concerto entriamo e prendiamo posto, siamo circa a metà della chiesa, vediamo bene la zona del presbiterio, dove si presume il coro……
ARRIVANO! Sembrano scivolare sul pavimento con le loro lunghe tuniche bianche e azzurre, si dispongono su due file, ok, possiamo vederli proprio bene.
Un attimo di attesa, cominciano a cantare, ma il pezzo non mi entusiasma, comunque cantano bene, mi pare. Stiamo a sentire….
Viene annunciato il secondo pezzo….. cominciano a cantare e…… mi si pianta nel cuore. FREEDOM.
Mi ricordo, ero immobile, incapace di muovermi del tutto, ad ascoltare, a lasciarmi inondare da quello che sentivo. Marco era accanto a me ma non riuscivo nemmeno a fare uno dei soliti commenti.
E’ stato bellissimo, tutto, anche i pezzi che non conoscevo, ero felicissimo e avrei passato la notte ad ascoltare.
Ad un certo punto mi sono accorto che anche i miei occhi avevano da dire la loro, e lacrime di commozione e di gioia son rotolate giu’. Le ho asciugate, un po’ di nascosto, non sta bene piangere così, per un po’ di musica……
Sei mesi dopo ho raccolto il coraggio a due mani e mi sono presentato al direttore del coro, chiedendo di poter cominciare a cantare con loro…. …..fatto il provino di rito, avuta la risposta tanto desiderata, pensando che gia’ troppo presto sarebbe finita, era il 21 giugno e l’attività del coro si sarebbe presto interrotta per le vacanze estive, sono tornato a casa.
Quella notte non ho dormito.

Adesso ripenso a quei tempi, e vorrei davvero che qualcuno potesse provare la stessa mia felicità di quella prima sera. Ma ho l’impressione che spesso risulti piu’ semplice mettersi l’impermeabile per evitare che gli eventi e gli incontri della nostra vita vengano troppo in contatto con i nostri strati piu’ profondi.
Si, molti preferiscono lasciarsi sfiorare dalla vita, dargli un’occhiata annoiata, scantonare, ripararsi sempre e non accettare rischi e novità.
Per quanto mi riguarda cerco ancora di portare il cuore dove vado. Potrebbe essermi utile.

3 thoughts on “Ripensandoci”

  1. Mi hai fatto pensare che io solo adesso, dai CD, riesco asentire l coro che canta… ed hai visto cosa non ti scrivo, precisina che non sonoaltro!!!La prossima volta che sono senza voce, ingoierò un po’ di verde invidia e verrò a sentire il coro… come se non fosse quello in cui canto io, come a Lucca, per amore.

  2. (se non ho malcompreso)Cara Eli, per amore, certo.Prima di riuscire a farmi accogliere nel coro, prima di esser stato alle prove e ai concerti DENTRO AL CORO avevo una percezione diversa. Per forza, perchè quello che si sente non è una registrazione che esce fuori dalle casse di uno stereo, ma un concerto, in un ambiente che e’ quello, e non un altro, e cambia sempre, e sempre ci sono vantaggi e svantaggi….Quando sei davanti al coro che canta vedi le facce dei coristi, vedi il maestro, e senti l’insieme. E ti posso dire che è bello. Forse non gospel puro, ma bello. Riconosco una cosa bella da una brutta. E non sarei mai andato a cantare in un coro che non mi fosse piaciuto.Io vedevo il coro come un “muro di suono” che mi veniva incontro, come un’entità che mi donava gioia.Non credo sia cambiato da allora, se non in meglio (ovvio, ci sono anche io!!!!🙂 ).

  3. PS: tuttora mi domando quale concerto sia stato, che non abbiamo aperto con il FREEDOM…E soprattutto mi domando il prechè… iniziare senza il freedom… come iniziare a pregare senza farsi il segno della croce!!!(si, mi sa che mi dovrò abituare, che le vocine dicono che tale brano verrà riarrangiato e quindi, sicuramente, messo in un secondo tempo… per l’effetto!!!)

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